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fondamenti di nutrizione umana

Fondamenti di nutrizione umana (III Edizione) a cura di Lorenzo M. Donini, Anna Maria Giusti, Alessandro Pinto, Valeria del Balzo.

Malnutrizione per eccesso (obesitÓ, dislipidemie, rischio cardiovascolare, diete iperproteiche)

Approccio Multidisciplinare al trattamento dell’Obesità


L’Obesità è una patologia caratterizzata dall’aumento della massa grassa a cui è legato un significativo aumento della morbilità e della mortalità. La patogenesi dell’obesità è complessa per l’interagire di cattive abitudini e disturbi del comportamento alimentari, ridotto consumo energetico, alterazioni metaboliche, patologie cardiovascolari.
Il paziente obeso è quindi un paziente “complesso” e tale deve essere anche l’approccio sia in fase di inquadramento che di trattamento.
Nella fase diagnostica non si potrà fare affidamento sulla semplice valutazione del peso o degli indici ad esso correlati. Questi sono infatti indici epidemiologici di rischio e come tali vanno considerati. Andrà invece effettuata una valutazione completa dello stato di nutrizione, secondo lo schema proposto da Bedogni G et al (Clin Dietol 1996, 23, 141-6), che preveda la valutazione del comportamento alimentare, della composizione corporea (quota e distribuzione della massa grassa) e della funzionalità d’organo (correlata all’aumento della massa grassa).
A sua volta il trattamento dell’obesità non potrà limitarsi a prevedere un semplice regime dietetico ipocalorico. Lo scopo del trattamento è infatti quello di ottenere una riduzione della massa grassa e dei fattori di rischio cardiovascolare e dismetabolico ad essa correlati. Per ottenere ciò è necessario che i risultati ottenuti nella riduzione della massa grassa siano mantenuti nel tempo. E’ quindi indispensabile che nel corso del trattamento dietetico si ottenga un cambiamento dell’atteggiamento del paziente nei confronti dell’alimentazione e dell’attività fisica, i due principali e modificabili determinanti il bilancio energetico. A tal fine è opportuno integrare, in un approccio multidisciplinare, l’intervento nutrizionale, un programma di ricondizionamento fisico, la terapia psicologica cognitivo-comportamentale ed un intervento educazionale. Per ottenere una migliore compliance al trattamento dietetico, all’adesione ad uno stile di vita meno sedentario ed alla terapia psicoeducazionale, è necessaria una più forte motivazione che può essere meglio ottenuta attraverso l’organizzazione di programmi di lavoro di gruppo.
Presso l’UOC di Riabilitazione Metabolico-Nutrizionale dell’Istituto Clinico Riabilitativo “Villa delle Querce” di Nemi (RM) è stato messo a punto un protocollo di approccio multidisciplinare, denominato “Ricondizionamento Nutrizionale e Psico-Fisico” (RNPF) al paziente obeso che prevede:

 

- valutazione iniziale -

- stato di nutrizione:

 

  • bilancio energetico;
  • composizione corporea;
  • funzionalità corporea (assetto lipidemico, compenso glicemico, …), valutazione del rischio per la cardiopatia ischemica (Executive Summary of the 3rd Report of the National Cholesterol Education Program – NCEP – JAMA, june 3, 2002) e della presenza della sindrome metabolica (NCEP-ATP III, JAMA 2001).

- stato di fitness: attraverso la valutazione di

 

 

  • resistenza [determinazione di pressione arteriosa, frequenza cardiaca e respiratoria, SpO2 a riposo e sotto sforzo previo “6-minutes-walking-test” e Scala di Percezione dello Sforzo di Borg];
  • forza (dinamometria);
  • flessibilità e mobilità articolare.

 

- psicometria mediante anamnesi dei fattori socioculturali e biologici, delle esperienze di vita e degli elementi cronici di stress; somministrazione di test psicometrici per la valutazione di ansia, depressione, disponibilità al regime dietetico, qualità di vita, immagine corporea

 

- trattamento -

  1. dietoterapia;
  2. ricondizionamento fisico;
  3. psicoterapia;
  4. programma di educazione.

I risultati indicano, per i soggetti che hanno seguito il programma di RNPF rispetto ad un campione di controllo, una maggiore perdita di peso e di massa grassa, uno quota di drop-out a breve termine nettamente inferiore.

Il FOLLOW UP attualmente a 4 anni, condotto mediante intervista telefonica strutturata, ha evidenziato una più frequente stabilizzazione del peso, una maggiore acquisizione di comportamenti corretti nell’alimentazione ed una maggiore propensione all’attività fisica per i soggetti che hanno seguito il programma di RNPF sempre rispetto al campione di controllo..


1. LM Donini, C. Savina, B. Valerii, L. Tassi, C. Cannella: Modalità di approccio multidisciplinare al trattamento dell’obesità. Atti XXXII Congresso Nazionale SINU Salsomaggiore Terme (PR),10-12 ottobre 2002 , pag 143-4
2. LM Donini, C Savina, B Valerii, C Coletti, M Sentuti, L Tassi, C Cannella: Approccio multidisciplinare al trattamento dell’obesità. Atti Convegno “Obesità 2003”. L’Aquila 16 maggio 2003
3. C Savina, B Valerii, C Coletti, M Sentuti, AL Tassi, LM Donini, C Cannella: Multidimensional treatment of obesity Comunicazione alla 9th European Nutrition Conference- Roma 1-4 ottobre 2003. Ann Nutr Metab 2003, 47, 549.
4. C Savina, B Valerii, C Coletti, M Sentuti, E Castellaneta, AL Tassi, M Paolini, LM Donini, C Cannella: Nutritional and psycho-physical reconditioning in obese patients. Comunicazione al XVII Congresso Soc. It. Scienza dell’Alimentazione – Napoli, novembre 2003. Nutr Metab and Cardiovascular Dis 2003, 13, 5, 337 
5. C Savina, B Valerii, M Sentuti, C Coletti, E Castellaneta, AL Tassi, M Paolini, S Zaninotto, S De Santis, LM Donini, C Cannella: Approccio multidisciplinare al trattamento dell’obesità. Atti 1° Corso di Alta Formazione in Management dell’Obesità. L’Aquila 20-21 maggio 2004, p 106-116

 

Documenti disponibili
Documenti
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Una proposta della SIO-Lazio per la Riabilitazione Metabolico-Nutrizionale dell’obesità
A cura di
LM Donini, G Spera, M Cuzzolaro, C Cannella, A Lenzi
Dipartimento di Fisiopatologia Medica - Università di Roma La Sapienza
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Scheda SIO di Appropriatezza della Riabilitazione Metabolico-Nutrizionale (SSA•RMN)  Preleva il file
Test SIO per le Disabilità Obesità Correlate (TSD•OC)  Preleva il file

 

 

Obesity in Obstructive Sleep Apnea Syndrome – Dietary and Pharmacotherapy

Introduction: Obesity is a chronic condition of epidemic proportion, associated to increased morbidity and mortality. Epidemiological studies have shown an increased relative risk for osteoarticular, gynecological, metabolic, cardiovascular and respiratory complications in obese individuals.
In the majority of morbidly obese patients [Body Mass Index (BMI) > 40 Kg/m2] subclinical abnormalities of respiratory function are present. In some cases such abnormalities may become clinically relevant during sleep, as in the Obstructive Sleep Apnea Syndrome (OSAS), or be constantly present, as in the Obesity-Hypoventilation Syndrome (OHS), with varying degrees of hypoxia, hypercapnia, pulmonary and systemic hypertension, coronary artery disease, arhythmias and thromboembolic complications.
Despite the strong correlation between BMI and AHI (Apnea + Hypopnea Index: a measure of OSAS severity), a threshold effect for BMI cannot be established. Weight excess and reduced respiratory compliance account for only 60-70% of variance. Indeed many factors contribute to the development of breathing abnormalities: sex, age, weight excess, obesity duration, fat distribution, anatomical variants of upper airways, inadequate neuromuscular control, abnormal respiratory centers chemoreceptors threshold and endocrine milieu. It is not possible to demonstrate a linear correlation between CO2retention and degree of adiposity, while there is a good correlation between PCO2 and respiratory compliance; the hypocapnic individual has a compliance about 70% lower than normal, while the normocapneic individual has a normal respiratory compliance regardless of degree of adiposity.
For these reasons the degree of weight loss able to induce a clinical improvement of the respiratory function is highly variable. A 10% loss of initial weight, always advisable for the positive effects on cardiovascular and metabolic parameters, reduces by 50% severity of OSAS; it is therefore clear that weight reduction is of paramount importance in OSAS management.
A universally accepted obesity classification (degree and fat distribution) and general principles of appropriate dietary interventions will allow a common background for future research on OSAS and OHS treatment.

Evaluation of weight excess and fat distribution: OSAS prevalence is higher in the obese population.On the other hand, 50 % of OSAS patients have normal weights. It therefore important, in order to better understand the pathogenic role of obesity in OSAS, to evaluate non only the degree of fat excess but also its distribution (visceral or subcutaneous) and its localization near the upper airways, particularly in the anterolateral position.
Fat excess is estimated by the Body Mass Index (BMI), i.e. the ratio between weight in kg and height in meters (kg/m2). Among all the indices, BMI has the highest correlation to weight and fat mass and is the least correlated to height. The strong correlation between BMI and cardiovascular mortality makes it particularly useful for clinical purposes.
The relative risk increases when, at the same BMI value, fat has a more visceral distribution. Measurement of waist circumference(at the midpoint between the lower border of the rib cage and the iliac crest) is correlated to visceral fat mass, while hip circumference (the largest in the gluteal region) is correlated to subcutaneous fat mass. When the absolute value of Waist Circumference (WC) is ³102 cm in males e ³88 cm in females (WHO), or when the Waist-Hip Ratio (WHR) is ³1,0 in males e ³0,85 in females, obesity is defined “visceral”.
In addition in snorers neck circumference is considered strongly predictive for OSAS when is > 43 cm in males and > 40 cm in females.

Table 1 shows the relative risk for diabetes type 2, hypertension and CHD in relation to BMI and WC; the risk of hypertension and CHD risks are further increased when OSAS is present.It is therefore necessary to include the appropriate questions during the first encounter with obese patients to detect OSAS.

 

Table. 1 -Overweight and obesity classes and Relative Risk correlated to BMI, waist Circumference* and presence ofOSAS°
Definition bmi Obesity class Relativa Risk
  kg/m2   WaistCircumference* OSAS°
     

males<102 cm

 

females<88 cm

 

males >102 cm

 

females > 88cm

 
Underweight  < 18,5        
Normalweight 18,5 - 24,9     increased increased
Overweight 25 - 29,9   increased high high
Obesity 30 - 34,9 I high very high very high
  35 - 39,9 II very high very high very high
  ³40 III extremely high extremely high extremely high

* Risk for Diabetes type 2, hypertension and CHD
°Risk for hypertension and CHD

Modified from WHO. Obesity. Prevention and management of the global epidemic. Report of a WHO consultation on obesity. Geneva 3rd-5th June 1997, WHO, Geneva)


Table 2 shows our data in a group of 148 patients with a BMI > 40 kg/m2seen in an obesity clinic as preoperative evaluation for possible bariatric surgery (gastric banding); OSAS was found by history in 11,5 % of the patients (12 M and 5 F, average age 41± 11 years) with a BMI = 51,9 ± 16 kg/m2in M and 47,7 ± 8 kg/m2in F; WC 154 ±38 cm in M and 128 ±16 cm in F, and WHR 1.03 ± 0.16 in M and 0.90 ± 0.14 in F; 9 subjects had hypertension (blood pressure above 140/80 or on antihypertensive treatment; in two subjects the blood pressure was not recorded due to the extremely large arm circumference.

 

Table. 2 -Clinical characteristics in morbidly obese patients with and without history of OSAS*
Group
N bmi WHR WC (cm)
Hypertension %
prevalence
All males
40 47.8 ± 16
1.03 ± 0.16
145 ± 32
28%
All females
108 43.5 ± 14
0.90 ± 0.14
121 ± 30
22%
Males OSAS
12 51.9 ± 16
1.04 ± 0.16
154 ± 38
> 50%
Females OSAS
5 47.7 ± 8
0.94 ± 0.10
128 ± 16
40%

 

Diet therapy: Planning an adequate dietary regimen implies an estimate of daily energy expenditure in order to achieve an adequate caloric deficit and obtain a gradual weight loss.
Ryan CF et coll. (1995) measuring Resting Energy Expenditure (REE) by indirect calorimetry did not show clinically significant differences between obese subjects with and without OSAS, when REE is corrected by Lean Body Mass (LBM) units. It is not possible to demonstrate any difference between normal weight individuals and stable weight obese patients with OSAS. Stenlof K et coll. (1996) measured 24h Energy Expenditure (24hEE) in calorimetric chamber and found in OSAS patients an increased energy expenditure during sleep; this increase was normalized by Nasal Continuous Positive Airway Pressure (CPAP). In all cases the mechanical work of breathing may be increased 2-3 folds, even in eucapnic subjects.
Since the only mean to reduce body mass is to induce a negative energy balance, it is necessary to calculate in each subject the Basal Metabolic Rate (BMR) and the Physical Activity Level (PAL). BMR may be estimated by predictive equations which take into account sex, age, weight, height, while for the 24 hours EE average PAL values referred to lifestyles such as light, moderate or heavy physical activity, expressed as multiples of BMR may be utilized.
Balanced caloric deficit diets are defined when they have ³1200 kcal/day; Low Calories Diet (LCD) between 1199 and 800 kcal/day and Very Low Calories Diet (VLCD) below 800 kcal/day.
Since dietary therapy results must be evaluated after an adequate interval (³ 1 year) we may say that there are no significant differences between balanced caloric deficit diet and VLCD. This means that the initial advantage of VLCD is completely lost after one year due to the more rapid weight regain, with subsequent wider weight fluctuation (weight cycling syndrome).
We must therefore avoid an energy deficit higher than 500-1000 kcal/day (for 24hEE) or a total energy intake lower than the basal metabolic rate. In this way we will minimize lean mass loss, avoid excessive dehydration and we prevent the psychobehavioral disturbances underlying the weight cycling syndrome. Knowing that 1 kg of adipose tissue corresponds to about 7200 kcal, a monthly weight loss of about 3-5 kg is the optimal rate.
VLCD may be justified to initially improve the symptoms in OSAS patients, but must be carried out under medical supervision (electrolyte disturbances, orthostatic hypotension, ketoacidosis and essential nutrient deficits) and followed by balanced caloric deficit diets associated to increased physical activity appropriate for the cardiorespiratory conditions of the patients and to cognitive-behavioural modifications.
Caloric intake must be supplied by a balance of energetic nutrients: carbohydrates and proteins (4 kcal/g) and fats (9 kcal/g). Protein calories must be distinguished from carbohydrate e lipid calories, because mainly utilized not for energy purposes but mostly for maintenance (turnover) and growth of lean mass. In the adult the RDA for proteins is 0,8-1 g/kg desirable body weight (about 70 g/die for males and 50 g/die for females, enough to cover the needs of healthy individuals even when practicing sports activity (14). Must be given 50% animal and 50% vegetable proteins, thus avoiding an excess of animal fat and achieving a good balance of essential and non essential aminoacids.
Once the protein requirement is met, the remaining calories may be supplied by carbohydrates (70%) and fats (30%).Carbohydrates are subdivided in complex carbohydrates (80%) and simple sugars (20%), i.e. saccarose (sugar) fructose (present in fruits) and lactose (present in milk).
While prescribing a hypocaloric diet it is necessary to evaluate the absolute amount of carbohydrates as well, since in a healthy adult under physiologic conditions 140 g of glucose are consumed daily by the brain and 40 g by the erythrocyte. A diet poor in carbohydrates, and therefore hyperlipidic, induces a metabolic shift with accumulation of ketone bodies, metabolic acidosis and hyperventilation. Carbohydrates oxidation, although producing more CO2for the same O2consumption when compared to fat oxidation, is more easily tolerated by patients with OSAS; for these reasons carbohydrates may be defined “necessary", even if “non essential” nutrients (they may be produced by gluconeogenesis).They should be given in a total amount of at least 100 g / day for their protein-sparing effect.
Fat intake must be limited to 30% of the total caloric intake. Saturated fat intake (£10% of total calories) and essential fats intake (linoleic acid : n-6, anda-linolenic acid: n-3) should determined according to the Italian RDA (LARN, 1996) for a normocaloric diet. The total fat intake should be reduced and equally divided in saturated fats (1/3), monounsaturated fats (1/3) e polyunsaturated fats (1/3); from the nutritional point of view this meets the requirement for EFA (Essential Fatty Acids) and liposoluble vitamins (a-tocoferol, b-carotene, vitamin D) of whom the alimentary fats represent the transport mechanism for absorption. Form a practical point of view, is usually sufficient to recommend splitting fat intake in 50% animal and 50% vegetable origin, in order to follow the proportions afore mentioned, since animal fat is about 2/3 saturated and 1/3 monounsaturated, while the vegetable fat is 1/3 saturated and 2/3 mono- and poly-unsaturated .

Conclusion: The medical treatment of obesity complicated by OSAS is based upon nutritional modifications which include a balanced caloric deficit achieved by dietary intervention, cognitive behavioural modifications and a level of physical activity appropriate for the weight excess and the respiratory dysfunction in order to obtain an advantage to prevent weight regain on the long term. Anorectic drugs are not recommended due to their possible effects on the cardiovascular system, while inhibitors of fat absorption, such as orlistat, could be added to the regimen .

 

Pinto, V. Bacci, M.S. Basso, U. Elmore, R. Lamberti and C. Cannella, Obesity in obstructive sleep apnea syndrome. Dietary therapy and pharmacotherapy. In Surgery for snoring and Obstructive Sleep Apnea Syndrome, edited by M Fabiani, Kugler Publications, The Hague, the Netherlands, 2003: 101-10

 

Variazione del Rischio Cardiovascolare in un gruppo di Donne affette daObesità grave dopo bendaggio gastrico

 

Numerosi studi hanno dimostrato che negli obesi un decremento ponderale del 5-10% determina un miglioramento dei fattori di rischio cardiovascolare (RCV). Scopo di questo studio è valutare la variazione del RCV in obesi sottoposti a bendaggio gastrico regolabile secondo Kuzmak per via laparoscopica (LASGB). Il gruppo è costituito da 30 donne (età 42.5±10.9 anni, BMI 45±3.8 kg/m2, fumo 33.3%, in terapia antiper-tensiva 23.3%). Il decremento ponderale del 10% viene raggiunto dopo 3 mesi nel 71% dei soggetti, dopo 6 mesi nel 20%, dopo 12 mesi nel 3% e dopo un intervallo di tempo superiore nel rimanente 6%. Gli obesi sono stati trattati durante il primo mese con dieta semiliquida (circa 980 kcal) e poi, fino alla perdita del 10% del peso corporeo iniziale, con dieta ipocalorica (circa 1100 kcal: proteine 1g/kg peso ideale e rimanente quota energetica distribuita tra CHO 70% e grassi 30%). Sono stati valutati, prima del LASGB e dopo decremento ponderale: pressione sistolica (PAS), pressione diastolica (PAD), glicemia (G), colesterolo totale (CT), colesterolo HDL (C-HDL), colesterolo LDL (C-LDL) e trigliceridi (TG).

 

Variation of the Cardiovascular Risk after a gastric bandage in a group of Women suffering from severe Obesity
  PAS*
mmHg
PAD**
mmHg
G*
mg/dl
CT
mg/dl
C-HDL
mg/dl
C-LDL
mg/dl
TG**
mg/dl
Pre-LASGB 131±13 84.6±8.7 112±49 212.9±40.0 48.5±12.8 132.3±41.2 139.8±70.3
Peso iniz. –10% 123±16 78.0±8.7 94.6±16 205.9±37.3 49.2±10.8 133.3±33.4 119.5±66.3

 

Il Framingham Point Scores (FPS) è un punteggio correlato al rischio di cardiopatia ischemica a 10 anni; il valore dell'FSP è 11.7±5.4 prima del LASGB e 10.9±5.7 dopo decremento ponderale (p=0.07). All'interno del gruppo: l'FSP si riduce nel 50%, è invariato nel 26%, aumenta nel 24%; la prevalenza di un RCV a 10 anni ³4% si riduce dal 23,3% al 20%.

 

La scarsa consistenza del gruppo impone cautela nell'interpretazione dei dati che mostrano una riduzione significativa di alcuni fattori di RCV in soggetti sottoposti a LASGB dopo decremento ponderale del 10%. Il RCV a 10 anni è in tutti i soggetti <20%; ciò è da attribuire al fatto che il gruppo è composto di sole F, di giovane età e che il FPS non tiene conto del BMI. É pertanto necessario disporre di uno score che includa il BMI per stimare il RCV negli obesi.

 

Pinto, M.S. Basso, V. Bacci, G. Silecchia, L.M. Donini, V. del Balzo, C. Cannella. Variazione del rischio cardiovascolare in un gruppo di donne affette da obesità grave dopo bendaggio gastrico. SIO - Società Italiana dell'Obesità. 1° Congresso Nazionale - Verona 17-20 Aprile 2002. Abs 170: 71.


Variazione composizione corporea nella Weight Cycling Syndrome

 

Obbiettivo: correlare il recupero ponderale della WCS all'andamento della FM in termini assoluti e di distribuzione

 

Materiali e metodi:Il campione è risultato costituito da 154 donne con un'età media, all'inizio del primo ciclo di trattamento, di 31,1±10 anni e 48 uomini con un'età media di 32,7±11 anni. Il BMI medio del campione esaminato è risultato, sempre all'inizio del primo ciclo di trattamento, pari a 29,1±4 Kg/m2(17.9-40); 73 soggetti (36,1%) si presentavano al primo accesso francamente obesi, ovvero con un BMI ³30. Anche quando il BMI iniziale era < 25, la FM era comunque superiore al 17% negli uomini o al 27% nelle donne.
I dati raccolti (peso, statura, spessori pliche cutanee) sono stati desunti dalle cartelle cliniche dei pazienti arruolati relativamente all'inizio ed alla fine del primo (T1 e T2) e dell'ultimo ciclo di trattamento (T3 e T4).
Abbiamo considerato misura di una distribuzione prevalentemente viscerale della FM la plica SSSF (ed i rapporti SS/T (tra plica sottoscapolare e tricipitale), SI/T (tra plica soprailiaca e tricipitale), SS/TB (tra la somma delle pliche sottoscapolare e soprailiaca e la somma delle pliche tricipitale e bicipitale)

 

Risultati:Nel campione in toto, la perdita di peso durante il 1° ciclo è stata superiore alla perdita ottenuta nel 2° ciclo e tale differenza è risultata significativa anche nei sottogruppi maschile e femminile e nella stratificazione per classe di BMI. L'obiettivo di rientrare in una classe di BMI <25 è stato ottenuto dal 43% dei soggetti nel 1° ciclo e solo dal 12% dei soggetti nel 2°; analogamente, nel 1° ciclo si è avuta una riduzione ponderale di almeno il 10% in quasi la metà dei soggetti, mentre solo un quarto del campione ha ottenuto un risultato analogo nel 2°.
Il peso osservato all'inizio del 2° ciclo è significativamente superiore al peso registrato all'inizio del 1° ciclo, nel campione totale e nel sottogruppo di soggetti di sesso femminile. Tale differenza è più accentuata nei soggetti con un BMI iniziale inferiore a 30. Inoltre,nel confronto tra due cicli successivi di dietoterapia, risulta aumentata la quota di soggetti che, all'inizio dell'ultimo ciclo di trattamento sono francamente obesi.
Nonostante il peso alla fine dell'ultimo ciclo di trattamento sia significativamente inferiore al peso registrato all'inizio del primo trattamento, la massa grassa (sia in termini assoluti che relativi) e gli spessori delle pliche cutanee sono rimasti sostanzialmente invariati.
Se si confrontano i risultati, in termini di ritorno della FM nel range dei valori "ottimali", tra i successivi cicli di trattamento, si nota che le percentuali di successo si riducono dal 15.9% del 1°ciclo al 2,6% del 2°. I migliori risultati sono ottenuti dalle donne (rispetto agli uomini) e, come prevedibile, dai soggetti normo-sovrappeso (rispetto agli obesi).
Non abbiamo al contrario rilevato un aumento significativo degli indici di distribuzione viscerale eccetto la SSSF che ha dimostrato un significativo aumento nel campione in toto, nel sottogruppo femminile (ma non in quello maschile pur essendo presente una tendenza all'aumento ai limiti della significatività), nel sottogruppo di soggetti con BMI < 30.

 

Balotta M, Donini LM , MR De Felice: Fluttuazione del peso e composizione corporea. Atti "XIV Congresso Nazionale UICO" Roma, febbraio 1996, pag.88


Lifestyle and distribution of cardiovascular disease risk factors in an employee population

 

A study was conducted on lifestyle and its consequence in the distribution of cardiovascular risk factors for coronary heart disease (CHD) in a population of 200 employees of a Rome-based governmental office. The following CHD risk factors were identified: sex, age, serum cholesterol, blood pressure, obesity, smoking habits and lack of physical exercise. The percentage distribution of risk factors in the sample was as follows: serum cholesterol: 30%; blood pressure: 19%; obesity: 9%; lack of exercise: 75%; smoking: 39%. The average daily energy intake was 9.71 MJ (2324 kcal), higher than this population's established requirements; the protein intake was al so found to be high, due to excessive consumption of animal foods. In females, a positive correlation was observed between serum cholesterol and age, serum lipids and percentage of fat mass; in males, a correlation was observed with serum lipids and triglycerides. No significant correlations were observed between risk factors, with the exception of a marked connection of serum cholesterol with age in females .

 

C. Cannella, V. del Balzo, R. Poverini, E. D' Arcangelo: Lifestyle and distribution of cardiovascular disease risk factors in an employee population. Int J Food Sciences and Nutr 1994, 45, 301-6


Obesità in età geriatrica

 

Obesity is a prevalent health disease among the elderly as it contributes to the early onset of chronic morbidity and functional impairment and is also related to premature mortality. The prevalence of sarcopenic-obesity increases too with age in each sex leading to a significantly higher prevalence of physical impairment and disability, as well as higher prevalence of metabolic syndrome.

We observe a natural phenomenon (ageing) and a complex world-wide illness (obesity) (that) should not be merely treated as the sum of the treatments for the elderly and for the obese.

The balance between the potential benefits of treatment interventions, reducing premature morbidity and mortality, and the impact on quality of life in old age may be different from young and adult age in case of obesity and need to be seriously considered.

 

1. Savina C, Paolini M, Castellaneta E, Coletti C, Savina C, Neri B, Sentuti M, Antonetti V, Martelli R, Valerii B, Zaninotto S, Della Torre N, Donini LM, Cannella C: Prevalence of sarcopenic obesity in a Rehabilitation ward. . Atti International Symposium "Obesity in the elderly" Roma 26-28 gennaio 2006. J Nutr Health Aging 2006, 1, 69
2. LM Donini, WM Chumlea, B Vellas, V del Balzo, C Cannella: In preparation for the international symposium "Obesity in the Elderly". Aging Health 2006, 2, 47-51
3. LM Donini, WM Chumlea, B Vellas, V del Balzo, C Cannella: Obesity in the Elderly. J Nutr Health Aging 2006, 10, 1, 52-54
4. LM Donini, C Savina, C Coletti, M Paolini, MR De Felice, V del Balzo, C Cannella: Prevalence, etiology and health consequences of obesità in the elderly. AgroFood - September/October 2006 - 17, 5
5. M Donini, C Savina, C Coletti, M Paolini, MR De Felice, V del Balzo, C Cannella: Prevalence, etiology and health consequences of obesity in the elderly. AgroFood Industry hi-tech(Eur J Nutraceuticals & Functional Foods) September/October 2006 - 17, 5
6. LM Donini, C Savina, MR De Felice, V del Balzo, C Cannella: Obésité du sujetâgé. Réalités en Nutrition 2007, 1, 26-28


Non-pharmacological control of plasma cholesterol levels

 

The importance of non-pharmacological control of plasma cholesterol levels in the population is increasing, along with the number of subjects whose plasma lipid levels are non-optimal, or frankly elevated, according to international guidelines. In this context, a panel of experts, organized and coordinated by the Nutrition Foundation of Italy, has evaluated the nutritional and lifestyle interventions to be adopted in the control of plasma cholesterol levels (and specifically of LDL cholesterol levels). This Consensus document summarizes the view of the panel on this topic, with the aim to provide an updated support to clinicians and other health professionals involved in cardiovascular prevention.

 

Poli A, Marangoni F, Paoletti R, Mannarino E, Lupattelli G, Notarbartolo A, Aureli P, Bernini F, Cicero A, Gaddi A, Catapano A, Cricelli C, Gattone M, Marrocco W, Porrini M, Stella R, Vanotti A, Volpe M, Volpe R, Cannella C, Pinto A, Del Toma E, La Vecchia C, Tavani A, Manzato E, Riccardi G, Sirtori C, Zambon A; Nutrition Foundation of Italy: Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2008 Feb;18(2):S1-16. Epub 2008 Feb 7


An analysis of peroxisome proliferator-activated receptor gamma (PPAR-gamma 2) Pro12Ala polymorphism distribution and prevalence of type 2 diabetes mellitus (T2DM) in world populations in relation to dietary habits.

 

BACKGROUND AND AIM: The human peroxisome proliferator-activated receptor gamma (PPAR-gamma) is involved in lipid storage, glucose homeostasis and adipocyte differentiation. The Ala allele of the Pro12Ala polymorphism has been associated with a protective effect against T2DM. Ala allele frequencies are known for many populations, but data are absent for other interesting human groups.

 

METHODS AND RESULTS: We examined samples from Ethiopia, Benin, Ecuador and Italy. In addition, we performed an analysis of the Pro12Ala polymorphism distribution in world populations, also in relation to T2DM prevalence and the diet lipid content. In the European populations, the Ala allele frequencies are distributed according to a latitudinal trend, with the highest in the northern and central European populations and the lowest in the Mediterranean populations. Considering the world populations, a significant inverse relationship between Ala frequency and T2DM prevalence was observed mainly in populations where energy from lipids exceeded 30% of the total energy intake.

 

CONCLUSION: Northern Europe's cold climate has been hypothesised to have played a role in contributing to the present pattern. Moreover our analysis appears to confirm, at a population level, the protective effect of Ala allele against T2DM, already observed in case-control studies, but only in populations with a diet rich in lipids.

 

Scacchi R, Pinto A, Rickards O, Pacella A, De Stefano GF, Cannella C, Corbo RM: Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2007 Nov;17(9):632-41. Epub 2007 Apr 16.

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