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fondamenti di nutrizione umana

Fondamenti di nutrizione umana (III Edizione) a cura di Lorenzo M. Donini, Anna Maria Giusti, Alessandro Pinto, Valeria del Balzo.

Eta’ geriatrica

Anoressia dell’età senile


Malgrado l’elevata prevalenza del sovrappeso, il principale problema nutrizionale nell’anziano è rappresentato dalla malnutrizione per difetto spesso secondaria a riduzione dell’introito alimentare ed alla perdita di motivazione all’assunzione di cibo.
Ciò fa pensare alla presenza nell’età senile di problemi correlati alla regolazione del bilancio energetico ed al controllo del senso della famee della sazietà. Un ridotto introito energetico, in grado di provocare una significativa perdita ponderale, può anche essere secondario a fattori fisici, più o meno fisiologici, sociali, comportamentali, clinici, o al combinarsi di tutti questi elementi.

Una limitazione nell’assunzione di cibo può essere dovuta a:

  • perdita della motivazione ad alimentarsi correlata a fattori sociali (povertà, solitudine, isolamento sociale) o a depressione (spesso associata con la perdita o il declino delle relazioni sociali)
  • alterazione del bilancio energetico e del controllo sull’introito alimentare. I fenomeni dell’invecchiamento spesso sono caratterizzati da:
  • ridotto senso della fame, secondario a dun ridotto fabbisogno energetico in relazione ad una diminuzione del metabolismo basale (riduzione della massa magra) e dell’attività fisica (spesso in relazione a disabilità o patologie intercorrenti)
  • segnali inibitori, di sazietà, più veloci o più efficaci. A ciò contribuiscono sia la ridotta capacità di adattamento del fondo dello stomaco (ed il conseguente più rapido riempimento antrale) sia gli aumentati livelli e l’incrementata efficienza della colecistochinina
  • alterata regolazione dei segnali periferici di retroazione dalle cellule adipose (che possono veder coinvolta la leptina) o relativi all’utilizzazione ed alla concentrazione periferica dei nutrienti
  • ridotta efficacia del “central feeding drive” (sia oppioide che dipendente dall’azione delneuropeptide Y)
  • alterazione della funzione edonistica dell’alimentazione che può influenzare la scelta e la quantità di alimenti assunti dall’anziano ed essere secondaria a:
  • problemi fisici quali edentulia o perdita di efficienza della masticazione
  • cambiamenti età correlati dei sensi del gusto e dell’olfatto
  • malattie acute o croniche: nell’anziano sono spesso presenti quadri clinici caratterizzati da elevata comorbilità, che hanno come conseguenza quadri di malassorbimento esituazioni ipermetaboliche. Queste situazioni possono causare anoressia, deficit di micronutrienti ed aumento del fabbisogno proteico-energetico. Gli stessi farmaci che l’anziano deve assumerepossono provocare malassorbimento, sintomatologie gastroenteriche e perdita dell’appetito.

Anche se una riduzione dell’introito alimentare è quasi sempre una manifestazione fisiologica di un invecchiamento “sano”, essa può predisporre agli effetti anoressizzanti degli eventi psicologici, sociali e clinici sopra citati ed alla conseguente comparsa di uno stato di malnutrizione.
Questa può,a sua volta, condizionare negativamente la comparsa e l’evoluzione di patologie croniche ad elevata prevalenza in età geriatrica. La malnutrizione calorico-proteica è infatti associata a ridotta efficienza muscolare, perdita della massa ossea, ridotta immunocompetenza, anemia, declino delle funzioni cognitive, ritardata riparazione di ferite chirurgiche e lesioni da decubito, difficoltà nel recupero funzionale dopo interventi chirurgici e, in definitiva, ad aumentata morbilità e mortalità.
Una sempre più completa conoscenza dei fattori che contribuiscono ad una ridotta alimentazione dell’anziano possono consentire di sviluppare strategie preventive e di trattamento in grado di migliorare lo stato di salute della popolazione in età geriatrica riducendo il rischio di comparsa di un quadro di malnutrizione. In quest’ottica grande validità può assumere l’utilizzo di alimenti funzionali (con caratteristiche nutrizionali particolari relativamente alla densità energetica, alla concentrazione o alla biodisponibilità di nutrienti), di nucleotidi, di sostanze in grado di incrementare la percezione sensoriale di gusto ed olfatto, …

 

1. L.M. Donini,C Savina, C Cannella: Eating and appetite control in the Elderly. Relazione presentata allo “European and Mediterranean Regional Meeting” dellaInternational Psychogeriatric Association (Roma, 17-20 aprile 2002) volume degli atti pag. 18
2. L.M. Donini, C. Savina, C. Cannella: Eating habitus and appetite control in the elderly: the anorexia of aging. International Psychogeriatrics 2003, 15, 1, 73-87
3. LM Donini, C Savina, C Coletti, B Valerii, E Castellaneta, MR De Felice, L De Bernardini: The role of the Anorexia of Aging on clinical outcome and rehabilitation program results. Comunicazione al Simposio “Food and Nutrition in the Elderly” – Nemi (RM) 1° Ottobre 2003. J Nutr Health & Aging 2003, 7, 6, 391
4. C Savina, LM Donini, C Cannella: Anorexia of Aging.In “New Developments in Eating Disorders” PI Swain Ed. Nova Science Publisher, New York, 2006 pag 135-148
5. C Savina, LM Donini, C Cannella: Changes in food intake in the elderly. AgroFood Industry hi-tech 2006, 17, 3
6. Savina C, Donini LM, Cannella C: The anorexia of Aging. International Conference “Foods for the Elderly” Amsterdam, 26-27 gennaio 2006 -Volume degli atti p 26
7. Donini LM, Savina C, Piredda M, Cucinotta D, Fiorito A, Inelmen EM, Sergi G,Dominguez LJ, Barbagallo M, Cannella C: Senile anorexia in acute-ward and rehabilitation settings. J Nutr Health Aging (in stampa)

 

Il Morbo Celiaco nell’anziano


Il morbo celiaco (MC) è un’affezione di natura multifattoriale, ovvero dovuta alla interazione tra il glutine assunto con gli alimenti ed una predisposizione genetica, con conseguente “scatenamento” di un’ abnorme risposta immunitaria che porta ad una atrofia dei villi intestinali. Questa caratteristica, ma non specifica lesione intestinale è responsabile delle variabili presentazioni cliniche e della severa sindrome da malassorbimento.
Tramite l’utilizzo di nuovi strumenti diagnostici più specifici, si è osservato un incremento evidente di questa patologia.
Poco chiara è la situazione per le forme silenti, latenti e potenziali che possono esordire in età avanzata. Nell’adulto la diagnosi è più difficile e complessa per la presenza di sintomi di esordio molto variabili e poco specifici.
Spesso sono assenti proprio i disturbi gastroenterici indicativi di una patologia intestinale. Un’altra difficoltà deriva dalla presenza di complicanze che provoca un’esposizione prolungata al glutine.
Il sintomo extraintestinale più comune e più frequente è una storia di anemia (spesso isolata e generalmente datata da anni), o per deficienza di Fe o per deficienza di Vit. B12 e Folati. In alcuni casi si può presentare una combinazione di entrambe le deficienze.
In più bisogna considerare che il MC nell’adulto comprende:

  • Casi diagnosticati in età pediatrica che sono diventati adulti
  • Casi esorditi in età pediatrica, ma riconosciuti solo in età adulta
  • Casi esorditi e diagnosticati in età adulta

Per questi motivi il MC nell’adulto è stato meno studiato e meno conosciuto di quello nell’infanzia e si è ritenuto che fosse meno frequente e meno diffuso di quanto in realtà esso sia.
Il ritardo della diagnosi costituisce un problema significativo in una condizione patologica con un tasso di mortalità che è il doppio di quello che si riscontra nella popolazione generale; ma che tuttavia è curabile e può essere diagnostica sulla base di test semplici e affidabili.

Scopo dello studio:

  • Determinare la prevalenza del MC in una popolazione di soggetti adulti ricoverati presso una struttura di Riabilitazione Polifunzionle
  • Correlare la diagnosi di MC con lo Stato di Nutrizione e l’incidenza di anemia o altre complicanze
  • Valutare la funzione terapeutica dell’alimentazione aglutinata (con alimenti speciali e/o con alimenti naturali privi di glutine) in funzione dell’anemia e delle altre complicanze eventualmente presenti
  • Valutare la compliance dei pazienti alla dieta
  • Istruire i pazienti celiaci su un alimentazione bilanciata senza glutine e nell’individuazione del“glutine nascosto”

Materiali e metodi: sono stati arruolati tutti i pazienti ricoverati presso la Riabilitazione Geriatrica della Casa di Cura Villa delle Querce dal 1° gennaio al 31 marzo 2004: 47 uomini (71.5±14 anni) e 54 donne (74.3±13 anni). In questi soggetti sono stati effettuate al momento del ricovero: valutazione clinica e del livello di comorbilità, anamnesi patologica remota, valutazioni ematochimiche (emocromo, sideremia, ferritinemia, vit B12, folati, albuminemia, transferrinemia,PCR, mucoproteine, funzionalità tiroidea ed epatica) ed antropometriche (plica tricipitale e circonferenza dei muscoli del braccio)
Sono stati dosati i marker per il morbo celiaco (TTGA, AGA Iga ed IgG, EMA) ed in caso di positività è stata effettuata una esofagogastroduodenoscopia con prelievo bioptico della prima porzione del duodeno.

Risultati: una positività ai marker per MC è risultata in 20 soggetti (20%) (elevati livelli di TTGA in 2 casi, di AGA IgA in 6 casi, a più anticorpi in 12 casi).E’ stato possibile effettuare la biopsia di conferma solo in 7 casi (in due casi il prelievo della biopsia è risultato insufficiente, in un caso è risultata un’infiammazione cronica a specifica ed in 4 casi una negatività per MC). Nei rimanenti casi la biopsia non è stata praticata in relazione alle condizioni cliniche precarie del paziente o al rifiuto dello stesso (1 caso) a sottoporsi ad EGDS.
I soggetti che hanno presentatopositività ad uno qualsiasi dei marker per MC erano più frequentemente uomini e presentavano

  • un livello maggiore di comorbilità
  • livelli tendenzialmente più bassi di albuminemia, transferrinemia e colinesterasi
  • valoripiù elevati di PCRe ferritinemia

La positività ai marker per MC non è risultata correlata all’età, alla presenza di neoplasie o malnutrizione calorico-proteica, a patologie ematologiche, a deplezione delle riserve di Fe o a bassi livelli di vitamina B12 o folati, a malattie gastroenteriche,infiammatorie, respiratorie o renali, ad alterazioni della funzionalità epatica o tiroidea
La positività ai marker per MC non ha influenzato l’esito clinico né il recupero funzionale, o l’eventuale comparsa di anemia

Conclusioni:nel nostro campione la positività ai marker del MC è risultata relativamente frequente anche se con una modalità di manifestazione della positività particolarmente variegata.Non abbiamo mai avuto la conferma istologica del dato anche se, per difficoltà oggettive, molto spesso non si è potuto praticare il prelievo bioptico. Malgrado ciò il MC non ha rappresentato, nel nostro campione, un evento di particolare rilievo clinico in età geriatrica.

 

M Paolini, MR De Felice, C Coletti, A Tagliaccica, F Deon, L Girvasi, A Facciolo, A Botti, R Proietti, B Valerii, L De Bernardini, LM Donini*, C Cannella: Morbo Celiaco in Età Geriatrica. Comunicazione al 49° Congresso Nazionale della Sociteà Italiana di Gerontologia e Geriatria. Firenze 3-7 novembre 2004

 

Problematiche nutrizionali nel Deterioramento Cognitivo e nel morbo di Parkinson in età geriatrica


E’ possibile individuare, dal punto di vista nutrizionale, fattori di rischio (iperomocistenemia, elevato apporto di acidi grassi saturi, obesità,stress ossidativi) e fattori protettivi (vitamine B12, B6 ed acido folico, acidi grassi polinsaturidella serei n3, restrizione calorica, antiossidanti) nei confronti sia del MP che del DC. La supplementazione con singoli nutrienti non è però efficace né nel prevenire la comparsa delle malattie né nel rallentare la loro progressione . E’ probabilmente necessario che questi nutrienti siano parte di un sano stile di vita in cui altri fattori (nutrizionali e non) interagiscano con loro come avviene nella diaita Mediterranea in cui il termine dieta viene inteso come norme di vita (alimentazione, attività fisica, riposo, ecc.) atte a mantenere lo stato di salute.

Dal punto di vista dello SN, i pazienti affetti da MP o DC sono a rischio di comparsa di malnutrizione per difetto. La strategia d’intervento in questi casi deve prevedere alcuni passaggi indispensabili: valutazione del rischio di malnutrizione, valutazione dello stato di nutrizione, intervento nutrizionale. Per quest’ultimo punto hanno dimostrato una buona efficacia, nella prevenzione e nel trattamento della malnutrizione, il ricorso alla supplementazione orale e gli interventi psicologico-educazionali sul caregiver. Al contrario, il ricorso alla nutrizione artificiale, in particolare nel soggetto affetto da DC, dovrà avvenire dopo attenta valutazione dell’impatto sulla qualità di vita e dei potenziali rischi

 

1. LM Donini, MR De Felice, C Savina, C Coletti, M Paolini, E Castellaneta, C Cannella: Problematiche nutrizionali nel deterioramento cognitivo e nel morbo di Parkinson in età geriatrica. In “Aggiornamenti in Nutrizione Clinica – vol 15: Nutrizione Clinica e Patologie correlate” MG Gentile Editor. Casa Ed Mattioli 1885, Fidenza 2007 – pp 145-158
2. LM Donini, MR De Felice, C Cannella: Nutritional status determinants and cognition in the elderly. Arch Gerontol. Geriatr 2007, Suppl 1, 143-153

 

Systematic review of nutritional status evaluation and screening tools in the elderly


One univocal definition for nutritional status (NS) does not exist. One set of generally accepted standards for assessing the nutritional status does not exist, either.
The NS assessment is absolutely necessary because it drives to identify malnutrition which is a potential cause and or an aggravation of morbidity and mortality. Since malnutrition shows a high prevalence in the elderly, literature about the validation of tools exploring single or complex NS parameters in the elderly has been systematically review.
115 papers, published from January 1st 1990 to July 31st 2003, have been identified: among them, just 9 complied with the established quality criteria and were suitable to be systematically reviewed. Parameters and diagnosis protocols to assess NS used in the selected papers were not homogeneous.
Two implications arise from this evidence:

  • as regards clinical practice: an assessment on NS in clinical practice is complex, but not impossible. Hopefully, despite the absence of a sure reference, nutritionists, during their own clinical practice, ought to choose a validated on their own population and complete tool (considering as NS indicators both dietetic, anthropometric and functional parameters) for NS assessment, among all the redundant set of tools proposed until now;

respecting a scientific point of view, there is the necessity for calling a consensus conference in order to establish an initial consensus to diagnose malnutrition in the elderly and to promote, therefore, a validation study

 

Donini LM, Savina C, Rosano A, Cannella C.: Systematic review of nutritional status evaluation and screening tools in the elderly. J Nutr Health Aging. 2007 Sep-Oct;11(5):421-32

 

Problematiche nutrizionali nel Deterioramento Cognitivo e nel morbo di Parkinson in età geriatrica


E’ possibile individuare, dal punto di vista nutrizionale, fattori di rischio (iperomocistenemia, elevato apporto di acidi grassi saturi, obesità, stress ossidativi) e fattori protettivi (vitamine B12, B6 ed acido folico, acidi grassi polinsaturi della serei n3, restrizione calorica, antiossidanti) nei confronti sia del MP che del DC. La supplementazione con singoli nutrienti non è però efficace né nel prevenire la comparsa delle malattie né nel rallentare la loro progressione . E’ probabilmente necessario che questi nutrienti siano parte di un sano stile di vita in cui altri fattori (nutrizionali e non) interagiscano con loro come avviene nella d i a i t a Mediterranea in cui il termine dieta viene inteso come norme di vita (alimentazione, attività fisica, riposo, ecc.) atte a mantenere lo stato di salute.

Dal punto di vista dello SN, i pazienti affetti da MP o DC sono a rischio di comparsa di malnutrizione per difetto. La strategia d’intervento in questi casi deve prevedere alcuni passaggi indispensabili: valutazione del rischio di malnutrizione, valutazione dello stato di nutrizione, intervento nutrizionale. Per quest’ultimo punto hanno dimostrato una buona efficacia, nella prevenzione e nel trattamento della malnutrizione, il ricorso alla supplementazione orale e gli interventi psicologico-educazionali sul caregiver. Al contrario, il ricorso alla nutrizione artificiale, in particolare nel soggetto affetto da DC, dovrà avvenire dopo attenta valutazione dell’impatto sulla qualità di vita e dei potenziali rischi.

 

1. LM Donini, MR De Felice, C Savina, C Coletti, M Paolini, E Castellaneta, C Cannella: Problematiche nutrizionali nel deterioramento cognitivo e nel morbo di Parkinson in età geriatrica. In “Aggiornamenti in Nutrizione Clinica – vol 15: Nutrizione Clinica e Patologie correlate” MG Gentile Editor. Casa Ed Mattioli 1885, Fidenza 2007 – pp 145-158
2. LM Donini, MR De Felice, C Cannella: Nutritional status determinants and cognition in the elderly. Arch Gerontol. Geriatr 2007, Suppl 1, 143-153

 

Nutritional Status determinants and cognition in the elderly


It is possible to identify risks or protective factors against dementia. Increased levels of homocysteine (HCY) and vitamin B deficiency, obesity and central adiposity in midlife are independent risk factors for the development of dementia. High dietary intake of antioxidants and ω-3 fatty acids lower the risk of Alzheimer disease (AD). The supplemen-tation with single nutrients, like vitamin B, ω-3-polyunsaturated fatty acids (PUFA) or antioxidants is generally not effective in lowering the risk of dementia or in slowing the progression of the disease. It is probably necessary that these nutrients are part of a healthy diet (with at least five portions of fruit and vegetables per day and one portion of fish per week) during the life where other factors interact with them as it happens in the Mediterranean diet. Nutritional strategies for modifying the clinical course of cognitive failure should consider the use of nutritional screening tools in the multidimensional geriatric evaluation. Moreover, the diet, oral supplementation, caregiver education could be important factors to prevent or treat weight loss and its consequences in AD while the use of artificial nutrition in demented patients may have questionable benefits.

 

1. LM Donini, MR De Felice, C Savina, C Coletti, M Paolini, E Castellaneta, C Cannella: Problematiche nutrizionali nel deterioramento cognitivo e nel morbo di Parkinson in età geriatrica. In “Aggiornamenti in Nutrizione Clinica – vol 15: Nutrizione Clinica e Patologie correlate” MG Gentile Editor. Casa Ed Mattioli 1885, Fidenza 2007 – pp 145-158
2. LM Donini, MR De Felice, C Cannella: Nutritional status determinants and cognition in the elderly. Arch Gerontol. Geriatr 2007, Suppl 1, 143-153

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